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Il motocross nasce in
Inghilterra, in occasione della Southern Scott Trial veniva apportata una modifica eliminando
le zone di gimkana sostituendole con zone cronometrate, nasceva così un nuovo sport dove vinceva il pilota
più veloce nella somma del tempo totale. Una nuova specialità che gli inglesi battezzarono Scrambler,
completamente diverso dal trial richiedeva macchine appositamente studiate per un uso da “fuoristrada
veloce”.
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Dopo la seconda guerra mondiale
il cross comincia a diffondersi in quasi tutti i paesi d’Europa e nel 1957 nasce il campionato del mondo
di motocross. La Svezia inizia un’offensiva contro la supremazia Inglese avvalendosi di piloti di alta
classe in sella a moto nazionali più competitive. L’Husqvarna tenne banco per lunghi anni raccogliendo
allori e incentivando le iniziative di altre case europee.
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Gli Svedesi Torsen, Tibblin,
Bengt e Mikkola raccolsero innumerevoli successi grazie anche alla Husqvarna che si imponeva come miglior
moto del momento. Quasi in contemporanea anche il Belgio porta al successo i campioni d’Europa Leloup,
Mingels e il campione del mondo Baeten. Successivamente saranno le CZ e le Suzuki ad affiancarsi ai nomi
dei super campioni Joel Robert, Roger Decoster, Gaston Rahier e Harry Everts.
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Il Belgio diventò il centro
mondiale del cross, un vivaio di piloti ricco e un’eccellente scuola furono buone garanzie di un
predominio di lunga durata. Gli anni 60 furono caratterizzati dalle moto: Husqvarna, CZ , BSA e Maico,
successivamente si aggiunsero: KTM, Puch, Montesa, Bultaco e Ossa.
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Anche in Italia il motocross
approda creando grande interesse, negli anni 30 questo genere di gare è seguito in molte regioni, si corre
con moto di serie stradali modificate le più numerose sono le nazionali Guzzi, Gilera e Bianchi. Nel 1948
si cominciò ad uscire dalla fase pionieristica e cominciarono a nascere i primi impianti permanenti e gare
di buon livello.
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Nel 1950 la F.M.I. istituisce un
trofeo nazionale per la classe 500 e i piloti Albertazzi, Galbiati, Milani e Fenocchio sono i primi
campioni di questa specialità . Negli anni 50 si fa sentire la necessità di un avvicendamento di piloti
sorge così, in piemonte alle porte di Torino, un centro pilota di motocross che richiamava un gran numero
di giovanissimi allievi.
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In questo modo nasce una nuova
generazione di piloti, si abbandonano le vecchie moto derivate e si corre su macchine create
appositamente, accanto alle moto ufficiali della Gilera, della Bianchi, dell’Aermacchi e della Parilla si
aggiungono anche le Mondial, le Mi-Val , le MV Agusta, le Guazzoni, le Beta, le Ceccato e le Morini. Nel
1956 Emilio Ostorero in sella alla Mondial inizia l’albo d’oro della categoria 250 con il primo dei 16
titoli tricolori conseguiti nella sua carriera.
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Nel 1970 una nuova generazione
comincia ad imporsi nelle competizioni nazionali i piloti Cavallero, Piron, Alborghetti, Angiolini,
Rustignoli, Gritti,Forni e Bessone ottengono buoni risultati anche nelle prove iridate. Le case
costruttrici compiono un balzo qualitativo, nel 1973 la Beta lancia sul mercato i suoi nuovi modelli 125,
250 e 360 che ottengono da subito ottimi successi, anche la Villa dà inizio alla costruzione di una 250
assieme alla SWM e alla Gilera con modelli di 125 c.c.
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Nel mondiale gli Italiani
cominciano a farsi sentire, i piloti Brissoni (SWM), Bessone (Beta), Nani (Gilera) e Angiolini (Maico)
ottengono buoni piazzamenti.
Al miglioramento dei nostri piloti contribuì la F.M.I. con la scuola nazionale di cross con sede a Polcanto dove venivano selezionati gli elementi più dotati da immettere nelle nostre rappresentative. Gli anni 80 videro l’imporsi, in modo sempre più massiccio, delle case nipponiche, nell’arco di pochi anni il motocross fù caratterizzato prevalentemente dalle moto Honda, Suzuki, Yamaha e Kawasaki . Le case Italiane subirono un duro colpo non potendo fronteggiare il colosso Giapponese che sfornava sul mercato un grande numero di modelli sempre all’avanguardia. |
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Oggi il motocross ha raggiunto
dei livelli tecnologici incredibili e i piloti hanno preparazioni fisiche eccezionali, le competizioni di
buon livello sono molto impegnative, come nel trial e nell’enduro è necessario iniziare molto giovani con
possibilità economiche non indifferenti.
Le competizioni di cross d’epoca sono sicuramente più “abbordabili”, anche se necessitano di buon impegno danno la possibilità agli appassionati di cimentarsi in gare emozionanti affrontando costi più contenuti. Naturalmente alla base ci deve essere una passione legata a quelle moto che resteranno uniche nella storia e che hanno un fascino ineguagliabile. |
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